Nome scientifico: Cota tinctoria (L.) J.Gay (Asteracee).
Fioritura: da maggio a settembre.
Habitat e distribuzione: pendii e prati assolati e asciutti, presente in tutte le regioni da 0 a 1500 m di quota.
Curiosità e usi: questa specie veniva anticamente utilizzata nell’industria tessile per produrre una tinta giallo brillante, grazie a due sostanze contenute dalla pianta, luteolina e apigenina, utilizzate per tingere i tessuti. L’estrazione del pigmento si effettua sottoponendo i capolini a macerazione per mezza giornata e successivamente portando ad ebollizione per un’ora. In seguito il liquido ottenuto si sottopone a filtrazione. Per tingere si porta ed ebollizione per circa 1 ora la lana in bagno di tintura. Ancora oggi in Turchia e in India il suo pigmento viene utilizzato per tingere le lane che servono alla produzione di tappeti fatti a mano. I suoi fiori inoltre sono utilizzati per preparare pozioni balsamiche, diaforetiche (capaci di aumentare la secrezione di sudore) e stimolanti; una volta essiccati vengono macerati ed utilizzati per preparare infusi utilizzati come digestivo, come calmante contro l’emicrania e per curare rossori ed infiammazioni cutanee e degli occhi.

Nome scientifico: Satureja montana L. (Lamiaceae)
Fioritura: da luglio a settembre.
Habitat e distribuzione: pianta termofila che vegeta su terreni calcarei, rocciosi, aridi, ai margini di strade di montagna, dal piano fino a 1300 m di altitudine. Presente in tutte le regioni italiane ad eccezione di Valle d’Aosta e Sicilia.
Curiosità e usi: I suoi principi attivi le conferiscono proprietà antisettiche, antispasmodiche, toniche, stimolanti, espettoranti, stomachiche, antidiarroiche, digestive. Le cime fiorite si usano in infuso, per combattere diarrea, disturbi digestivi e gastrointestinali, per fluidificare catarro nei raffreddori e bronchiti, per lavare ferite e piaghe, e quale collutorio per le infiammazioni della gola e del cavo orale. Aggiunta nell’acqua del bagno, toglie la stanchezza, tonifica, purifica e deodora il corpo, usata nel pediluvio toglie il gonfiore delle caviglie. Il suo infuso frizionato sui capelli, fortifica il bulbo pilifero e tiene lontano i pidocchi. La santoreggia montana è una pianta di grande interesse in cucina al pari di timo, rosmarino e origano, si armonizza bene con le carni alla griglia, cereali, legumi, insaccati e salse. Per il suo piacevole aroma, viene anche usata in liquoreria e profumeria.
La Santoreggia era conosciuta dagli antichi romani col nome di Satureia = Erba dei satiri per la sua pelosità che richiamava quella dei satiri, ma anche per le sue ritenute notevoli proprietà afrodisiache, tanto che gli antichi raccomandavano moderazione nel suo consumo, per non scatenare una sessualità smodata ed incontrollabile (satirismo).
